Il  Molaggio Selettivo                             Denti Fissi in 24 ore

Per comprendere meglio il significato e le indicazioni del Molaggio Selettivo, è necessario fare alcune premesse sulla dinamica della bocca e sulla sua neurofisiologia.

In posizione di riposo, le labbra sono a contatto, la lingua si appoggia sul palato e i denti non si toccano mai. Durante la masticazione, invece, i denti si sfiorano soltanto, con l’interposizione del bolo alimentare. Solo nel momento della deglutizione i denti entrano in contatto forte, raggiungendo la massima intercuspidazione. In questa fase, la forza esercitata dai muscoli masseteri può variare da 30 a 80 chilogrammi per centimetro quadrato, equivalente al peso di un grattacielo.

I muscoli masseteri, quando molto sviluppati, conferiscono al volto una fisionomia squadrata e rettangolare. Essi sono tra i muscoli più potenti del corpo umano, contenendo il 50% di tutti i fusi neuromuscolari.

Dal punto di vista neurofisiologico, il recettore parodontale — la terminazione delle fibre nervose responsabile di regolare la forza del morso e di percepire la posizione dei denti — è estremamente sensibile: riesce a rilevare variazioni di appena 4-8 micron (millesimi di millimetro), rendendolo il recettore più sensibile dell’organismo umano.
Alla luce di queste conoscenze, la rimozione di pochi micron di smalto modifica le informazioni trasmesse dai recettori al sistema nervoso centrale, determinando variazioni nella risposta efferente che si traduce in un miglior equilibrio occlusale.

Il Molaggio Selettivo è particolarmente indicato come fase finale del trattamento ortodontico — soprattutto in presenza di allineatori — dopo interventi protesici che modificano l’anatomia occlusale, o quando le guide laterali e incisive non rispettano la fisiologica dinamica masticatoria.

Dentosofia

Premetto che ho poco o nulla contro la “dentosofia” ( eccettuata qualche ardita considerazione  sul rapporto tra denti, psiche e rapporti interpersonali ).
Però ho molto contro scuole e discipline praticate e accettate come assolute.

Gli attivatori della dentosofia  ( in realtà il termine “attivatore” di funzione è di gran lunga precedente ) si prefiggono lo scopo di agire sulle varie componenti funzionali della bocca – deglutizione e respirazione su tutte – riportandole ad un equilibrio eventualmente perduto, e di regolare la muscolatura correlata alla bocca.
E vanno anche bene quando la loro applicazione è preceduta da una DIAGNOSI accurata e causale.
L’esempio riportato nella foto sopra è il risultato dell’applicazione continuativa di uno di questi dispositivi (nella foto sotto ).
Pz di 16 anni, trattato con attivatore per 5 anni ( qui, però, ci sono manchevolezze a livello di controlli e probabilmente di famiglia ).
La forma delle arcate è ottima, la funzione neuromuscolare anche; la lateralità sinistra è evidentemente alterata ed il test muscolare kinesiologico con la mandibola decentrata a sinistra è nettamente positivo.
L’attivatore avrebbe funzionato benissimo se associato alla pratica biomeccanica.
Questo per sottolineare ancora una volta come la migliore scuola sia sempre la sintesi di ogni scuola.

P.S. Il ragazzo è stato visitato da diversi ortodontisti. Sono stato il primo a programmare  un piano di trattamento senza estrazioni ( il dente del giudizio superiore a sinistra è fortunatamente mancante ).
Per non aggiungere danno al danno

Dalla cartellonistica alla pubblicità online e radio, chi ha bisogno di una riabilitazione protesica dentale è spesso sedotto da proposte “facili” e a basso costo. La più diffusa è l’“all‑on‑4” (“tutto su quattro”): quattro impianti endossei su cui viene avvitata un’intera arcata protesica. La tecnica, introdotta dal portoghese Paulo Maló nel 2003, ha dunque circa vent’anni di storia: un tempo non lunghissimo per disporre di una casistica davvero solida sul follow‑up.

Il punto, però, è un altro: le possibili conseguenze neuromuscolari quando l’intervento viene eseguito senza adeguate competenze gnatologiche.

Di recente ho seguito un paziente con una III classe occlusale “trasformata” in un’ipotetica occlusione perfetta — come se la bocca fosse una casa e il dentista un architetto che la arreda a piacere. Dopo l’intervento sono comparsi sintomi mai avuti prima, legati all’abnorme ipertono dei muscoli elevatori della mandibola: dolenzia costante al volto e al collo, perdita di coordinazione nei movimenti masticatori (morsi ripetuti a guance e lingua), confusione dovuta alla brusca alterazione dell’engramma cerebrale, cioè del programma motorio automatico della masticazione.

Che cosa era successo? La mandibola era stata, di fatto, “incarcerata” dopo decenni di libertà di movimento. Ho dovuto prima liberarla, eliminando le intercuspidazioni; in poche ore si è riposizionata in avanti. Quindi abbiamo rifatto la protesi inferiore rispettando la sua fisiologica posizione spaziale.

In sintesi: l’all‑on‑4 è spesso necessario e rappresenta un indubbio passo avanti rispetto alla dentiera tradizionale. Ma diffidate di chi ve la propone con troppa leggerezza e, soprattutto, assicuratevi che venga eseguita una valutazione neuromuscolare accurata. Il vostro biotipo va sempre rispettato: è questo che fa la differenza tra una protesi “che sta su” e una riabilitazione che vi restituisce funzione, comfort e salute nel tempo.

Versione tecnica per gli addetti ai lavori

Il tema centrale è il rischio di disfunzione neuromuscolare quando la pianificazione ignora i principi gnatologici: relazione mandibolo‑cranica, determinazione della DVO (dimensione verticale d’occlusione), posizione condilare, traiettorie funzionali e qualità dei contatti occlusali dinamici.

Caso clinico Paziente con III classe scheletrica/occlusale “normalizzata” iatrogenamente in presunta occlusione ideale. Il riposizionamento forzato ha alterato l’engramma motorio masticatorio con comparsa di:

  • Ipereccitabilità/ipertono dei muscoli elevatori (massetere, temporale, pterigoideo mediale).
  • Dolenzia miofasciale continuativa a viso e collo.
  • Discoordinazione masticatoria con morsicature ricorrenti di mucosa jugale e lingua.
  • Riduzione della precisione cinetica per interferenze occlusali, soprattutto in lateralità/protrusiva.

Meccanismo: La mandibola è stata “vincolata” in una posizione non compatibile con:

  • La relazione centrica fisiologica e la posizione ortopedicamente stabile dei condili nel pianoro articolare.
  • La DVO individuale (alterata per incremento o riduzione non testati).
  • Le guide anteriori/canine armonizzate alle traiettorie condilari (angolo condilare) e all’overjet/overbite di riferimento.
  • La propriocezione parodontale assente (protesi su impianti) non compensata da un pattern contattuale adeguato (ampiezza, durata e distribuzione dei contatti).
  • Iter correttivo adottato

     
          Deprogrammazione neuromuscolare
          Utilizzo di dispositivi/tecniche di deprogrammazione (es. leaf gauge,)                            

  • Registrazione in DVO provvisoria, con prove di tolleranza neuromuscolare (assenza di ipertono/dolenzia).
    Rimozione delle interferenze
  • Eliminazione selettiva delle intercuspidazioni patologiche responsabili di deviazioni di traiettoria e di co‑contrazioni riflessogene.
  • Ripristino di contatti simultanei, puntiformi e bilanciati in MI (massima intercuspidazione), con disclusione anteriore e/o canina netta in escursioni.
    Riprogettazione protesica inferiore 


    Considerazioni cliniche sull’all‑on‑4

    • Indicazioni: atrofie marcate, necessità di ridurre cantilever e tempi/step chirurgici, pazienti con controindicazioni a innesti estesi.
    • Criticità: assenza di feedback parodontale; necessità di occlusione estremamente controllata; rischio di DVO errata se la registrazione non è deprogrammata; cantilever posteriori da contenere; posizione/angolazione implantare da integrare con il piano occlusale e la guida anteriore.

    Sintesi operativa per il paziente e per il clinico

    • L’all‑on‑4 può essere indicato e rappresenta un progresso rispetto alla protesi mobile convenzionale, ma richiede una pianificazione gnatologica rigorosa.