Per ortodonzia “naturale” intendo un trattamento che rispetti pienamente la biologia, la fisiologia e le caratteristiche individuali di ogni paziente.
L'obiettivo non deve essere il raggiungimento di un modello standardizzato - il modello comune- identificato con l'idea di un presunto “sorriso perfetto”, ma la ricerca dell'equilibrio funzionale ed estetico più adatto a quella specifica persona.
In natura non esistono due individui completamente sovrapponibili; allo stesso modo, non può esistere un unico modello ortodontico valido per tutti. Il risultato del trattamento deve quindi essere in armonia con la fisiologia individuale, nel rispetto delle caratteristiche anatomiche e funzionali proprie di ciascun paziente.
È fondamentale distinguere il trattamento ortodontico del paziente in crescita da quello dell'adulto. La crescita ossea dei mascellari si completa generalmente intorno ai 16 anni, ma già a partire dai 13 anni la sua velocità si riduce notevolmente, fino a essere stimata in circa un millimetro all'anno.
Questi dati assumono un'importanza determinante nella pianificazione del trattamento. Il mio approccio al paziente in crescita si sviluppa attraverso fasi successive. La prima visita dovrebbe essere effettuata intorno ai sei anni, senza la necessità di intervenire immediatamente in assenza di problematiche evidenti.  I successivi controlli semestrali consentono di monitorare l'evoluzione della crescita e di individuare il momento biologicamente più favorevole per iniziare la terapia.
Nella maggior parte dei casi, il trattamento dovrebbe essere avviato intorno agli otto anni, mediante l'impiego di apparecchi funzionali finalizzati soprattutto all'armonizzazione dei rapporti scheletrici tra i mascellari e al loro corretto sviluppo osseo.
L'obiettivo iniziale non è quello di allineare i denti, ma di guidare e accompagnare la crescita, sfruttando il potenziale biologico individuale per favorire uno sviluppo armonico dell' apparato stomatognatico di “quel” paziente, nel rispetto della sua struttura e del suo DNA.
Questa prima fase, definita "funzionale", può durare da uno a due anni. Una volta raggiunto il risultato ortopedico desiderato, il trattamento entra in una seconda fase, dedicata al monitoraggio della crescita.
Terminata la terapia attiva, si passa infatti a una fase passiva, durante la quale l'apparecchio viene indossato soltanto durante la notte o, in alcuni casi, non viene più utilizzato. In questo periodo vengono programmati controlli ogni tre o quattro mesi, con l'obiettivo di seguire l'evoluzione della crescita e attendere il completamento della permuta dentaria, che avviene generalmente tra gli 11 anni e mezzo e i 12 anni.
Solo a questo punto si valuta l'eventuale necessità di ricorrere alle apparecchiature fisse per il semplice allineamento dei denti. L'armonia scheletrica tra i mascellari, infatti, è stata raggiunta in precedenza, nel momento biologicamente più favorevole.
In questa prospettiva, l'allineamento dentale rappresenta la fase conclusiva del trattamento.
Il discorso cambia radicalmente nei casi che riguardano gli adulti.
Dopo i 16 anni le arcate dentarie vengono memorizzate nella corteccia somatosensoriale primaria del nostro cervello mentre la memoria dei movimenti si trova nei gangli della base e viene gestita dal cervelletto. Senza addentrarmi troppo nella neurofisiologia, mi limito a sottolineare come sia evidente che qualsiasi modifica che avviene nelle arcate dentarie ( e di conseguenza nei movimenti )  interferirà con quelle aree di memoria centrale, modificandone il funzionamento. Cosa che avviene sempre in un trattamento ortodontico di arcate già consolidate. Parliamo di “Plasticità corticale indotta” quando interveniamo sulle arcate di un adulto perché spostando i denti - e quindi modificando l’anatomia delle arcate e il loro rapporto - costringiamo il sistema nervoso centrale a riscrivere una memoria strutturale e funzionale già consolidata.
Ogni dente invia continui segnali propriocettivi attraverso il legamento parodontale. Quando l'ortodontista sposta un dente, la vecchia mappa nella corteccia somatosensoriale primaria entra in conflitto con i nuovi input. Il cervello sperimenta una sorta di "dissonanza cognitiva sensoriale": per un periodo avverte i denti come estranei o posizionati diversamente da dove "ricorda" che dovrebbero essere, finché la corteccia non rimappa la nuova anatomiaPer quanto riguarda i movimenti i gangli della base gestiscono i pattern motori masticatori; se cambia l’inclinazione di un dente o si manifesta un precontatto perché è cambiata l’altezza il sistema è costretto a interrompere l’automatismo e ciò può provocare problemi all’articolazione temporo mandibolare causato da una muscolatura che si trova a funzionare tra vecchia e nuova memoria motoria; cefalee muscolo-tensive causate dall’iperlavoro del sistema nervoso nel tentare di stabilizzare una postura mandibolare modificata dai nuovi contatti e -soprattutto- tendenza alla RECIDIVA: se quando il trattamento termina il cervello non ha completato la riscrittura della mappa dentale i muscoli tenderanno a riportare i denti nella vecchia posizione che avevano in memoria da anni.
Credo si comprenda la complessità del trattamento ortodontico nell'adulto. Oggi la richiesta di allineamento dentale nell'adulto è molto alta e la maggior parte di essi è trattata con gli allineatori, cui rimando nella pagina contenuta in questo sito. 

I

 

 

 

 

 

 

Il cosiddetto "omuncolo di Penfield - dal nome del neurofisiologo autore dello studio - è la rappresentazione somato-sensoriale del corpo umano disegnata sulla corteccia cerebrale. Denti, bocca e lingua - altra alle mani - sono enormi, a dimostrazione della loro spiccata sensibiltà e presenza a lvello del sistema neroso centrale.